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Il Museo archeologico di Cagliari è uno dei musei del Polo Museale della Sardegna e ne condivide scopi e mission in perfetto allineamento con la definizione di Museo data dall’ICOM:

Un museo è un’ istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. E’ aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto”.

Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari è un museo liquido, un museo che si trasforma per essere sempre più inclusivo, da ogni punto di vista: fisico, sensoriale, cognitivo, digitale.

Un museo per bambini, anziani, stranieri, per diversamente abili, e per questo camaleontico e liquido, in grado di assumere forme e dimensioni differenti per rispondere alle esigenze di ogni suo visitatore.

Un museo che usa tecnologie sostenibili e rinnovabili per favorire la conoscenza del suo patrimonio.

Un museo che si impegna a crescere insieme ai suoi visitatori, per rendere il racconto del museo un’esperienza unica che diventa abitudine.

Un museo che è anche uno spazio sociale all’interno della sua città, che promuove eventi, attività formative e ludiche.

Un museo che ha la missione di conservare e raccontare il patrimonio archeologico della Sardegna.

Un museo fortemente consapevole della sua funzione di connessione con il proprio territorio e con il resto del mondo, sopratutto con quello che si affaccia sulle sponde del Mediterraneo, incontro di culture e popoli.

 

“Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia…Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell’ultramoderno…”  (F. Braudel)

 


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