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#iorestoacasa dal Museo Archeologico di Cagliari puntata 27

Esplora online da casa la bellezza del patrimonio culturale della Sardegna attraverso il tour virtuale del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, nell’ambito della campagna #iorestoacasa promossa dal MIBACT.

La tappa di oggi del nostro tour del Museo Archeologico di Cagliari ci porta davanti alla vetrina dell’artigianato e dell’oreficeria di epoca fenicia e punica.
Oggi osserveremo da vicino questi piccoli capolavori.
Nell’età del Ferro tra 930 e 730 avanti Cristo i mercanti orientali in particolare navigano nel Mediterraneo occidentale, dove fondano empori e mercati. È in questo periodo che la frequentazione fenicia delle coste della Sardegna iniziata a scopo prevalentemente commerciale, diventa sempre più stabile con la fondazione di città, prima fra tutte la città di Sulki, l’attuale Sant’Antioco, risalente alla metà dell’VIII secolo a.C., situata strategicamente vicino al polo metallifero del Sulcis Iglesiente.
Nel giro di due secoli nelle coste meridionale e occidentale della Sardegna si moltiplica la presenza fenicia, con insediamenti ben posizionati su promontori e dotati di approdi riparati, come Karaly (Cagliari), Nora, Bithia (Chia), Tharros, Othoca (Santa Giusta).
Con l’arrivo dei Cartaginesi e la loro presenza capillare sul territorio anche nell’entroterra, la cultura della Sardegna diventa fortemente punicizzata anche per ciò che riguarda le produzioni materiali e l’artigianato in metalli preziosi.
Nella vetrina uno dei reperti più famosi è la collana in pasta vitrea dalla necropoli Funtana Noa di Olbia a cui era associato nel corredo funerario uno specchio di bronzo di cui parleremo nel prossimo appuntamento.
Sono particolarmente abbondanti in epoca fenicia e punica gli amuleti e le raffigurazioni di divinità spesso di ambito egiziano con funzione protettiva e portafortuna. Troviamo piccoli ciondoli in pietra dura, in oro, argento o anche bronzo e i particolarissimi porta amuleti, cilindretti al cui interno erano custodite invocazioni e preghiere. Gli scarabei in diaspro verde con raffigurazioni divine e mitologiche erano incastonati su supporti d’oro per essere appesi o inseriti in anelli.

 

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