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#racconti dal Museo Archeologico di Cagliari puntata 28

Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari riapre al pubblico ma continuate a seguirci nel viaggio virtuale attraverso i reperti presenti nelle sue sale.

Oggi vedremo da vicino un reperto da una delle necropoli punico romane di Olbia.
Si tratta di uno specchio in bronzo molto pregiato, forse opera di un artigiano della Magna Grecia, decorato con volute e un volto femminile.
La città di Olbia nacque come fondazione fenicia, a cui subentrò nella seconda metà del VII secolo a.C. un insediamento greco. Il nucleo originale era probabilmente solo un piccolo agglomerato intorno al porto, circondato a nord-ovest e a sud dalle necropoli nelle località Joanne Canu, Funtana Noa e Abba Ona.

Negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, il comando militare utilizzò queste località come cava di pietra per la costruzione degli aeroporti militari. Il danno arrecato alle aree funerarie fu molto grave, ma Doro Levi, Soprintendente alle Antichità della Sardegna dal 1936, tentò di bloccare le attività militari che stavano portando alla distruzione delle antiche necropoli della città.
Nel 1937 la Soprintendenza iniziò una campagna di scavo scientifica, bruscamente interrotta per la partenza del Soprintendente Levi in seguito alle leggi razziali che lo costrinsero assieme a molti altri ebrei a lasciare l’Italia nel 1938.

Nel terreno di Funtana Noa furono scavate 47 tombe di età punica e romana datate a partire dal IV secolo a.C. Le sepolture presenti erano della tipologia a fossa, scavata nel terreno con o senza rivestimento di pietre. Il defunto veniva deposto avvolto in un lenzuolo o all’interno di una cassa di legno. Altre tombe erano della tipologia a pozzo con una piccola camera scavata nella roccia, simili a quelle della necropoli cagliaritana di Tuvixeddu. Il rituale funerario praticato era dappertutto l’inumazione.

La tomba numero 24 presenta il corredo più ricco di tutta la necropoli. Essa fu scoperta nel mese di luglio del 1937. Si tratta di una tomba a pozzo con piccola camera quadrangolare, datata tra il IV e il III secolo a.C. al cui interno era deposta una defunta. Il corredo era composto da alcune brocche, da una moneta punica di bronzo e da uno specchio sempre in bronzo posto sopra il petto della defunta. L’oggetto più rilevante della tomba è però la grande collana con elementi in pasta vitrea posta al collo della defunta.

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