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#racconti dal Museo Archeologico di Cagliari puntata 31

Oggi il viaggio virtuale tra le vetrine del Museo Archeologico di Cagliari, che ha riaperto le sale espositive al pubblico, fa tappa davanti ai reperti risalenti ad epoca punica.
Alla fine del VI secolo avanti Cristo la Sardegna entra nella sfera di influenza della potentissima città di Cartagine. Tutta l’isola passa sotto il controllo punico, sia le città costiere, ex colonie fenicie, sia il fertile entroterra della pianura del Campidano, che risulta punteggiato di numerosi insediamenti la cui vocazione principale è quella agricola. È questo il caso di villaggi che conosciamo quasi unicamente per le loro necropoli, come Monte Luna in territorio di Senorbì, Santa Lucia a Gesico o San Sperate da cui proviene la famosa maschera ghignante.

La cultura materiale mostra una sostanziale continuità formale con il periodo fenicio, soprattutto per ciò che riguarda gli oggetti di ceramica, ma un peggioramento qualitativo della fattura e della decorazione. Continuano ad essere prodotte le brocche con orlo trilobato legate al rituale del vino e quelle con orlo a fungo, contenenti balsami profumati, decorate con fasce parallele rosse e brune. Questa stessa decorazione abbonda anche nelle comunissime anfore e brocche.
Compaiono anche nuove forme vascolari, come le brocchette cosiddette “a biberon” con beccuccio versatoio, modellate in forma umana, come quella da Tharros di cui parleremo la prossima volta, o decorate con occhi umani o stelle da Tuvixeddu. Sono molto interessanti anche i piccoli askoi, soprattutto quello modellato con le sembianze di un uccello.

Ad ambito sacro sono da attribuirsi le figurine in bronzo da Tharros, una raffigurante il dio Osiride e l’altra la moglie e sorella Iside con in braccio il loro figlio Horus.

 

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